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Il mondo dell'arte greca

http://www.einaudi.it/libri/libro/tonio-h-lsche/il-mondo-dell-arte-greca/978880619229
Un tema fondamentale come quello dell’arte greca antica necessita periodicamente di lavori di sintesi che presentino al pubblico i punti cardine della questione. A questa esigenza risponde il libro del Prof. Tonio Hölscher Il mondo dell’arte greca, un agile volume a carattere divulgativo che introduce il lettore all’approfondimento di una delle più grandi stagioni artistiche che l’umanità abbia conosciuto.

Il mondo dei Greci era un mondo in cui le immagini avevano un ruolo di primaria importanza in tutti i momenti della vita sociale. La città greca era disseminata di santuari, immagini votive, statue di dèi, eroi e uomini politici. Le statue delle divinità erano oggetto di culto e la loro presenza era sentita come viva e reale, al punto che di alcune immagini si diceva che piangessero e che trasudassero sangue. Attraverso le immagini gli dèi entravano idealmente a far parte della comunità degli uomini. L’arte greca rappresentava soprattutto i corpi che incarnavano l’ideale classico del kalos kai agathos: la prestanza fisica, in quanto incarnazione dei valori etici era un elemento basilare della cultura greca. Il corpo maschile era di regola rappresentato nudo; i corpi femminili, invece, erano più spesso rappresentati vestiti, soprattutto se il soggetto era una sposa e madre di famiglia, tuttavia il panneggio delle vesti lasciava trasparire fattezze morbide e sensuali. Seguendo queste linee guida, il periodo arcaico dell’arte greca si caratterizza per la produzione dei celebri kouroi e korai: statue di giovani, maschi e femmine, dal fisico atletico e perfettamente modellato, evidentemente influenzate dall’arte egizia. Probabilmente si devono interpretare queste figure come la rappresentazione delle giovani generazioni che assicuravano il futuro della comunità. In questo periodo si producono anche immagini votive di uomini e animali dalle fattezze stilizzate, e figure di draghi e di mostri derivate dalle culture mesopotamiche. Nei vasi dipinti cominciano a comparire episodi dei poemi omerici e scene di battaglia, ma anche rappresentazioni di momenti di vita privata: banchetti e riti funebri.

Attorno al 500 a.C. la Grecia, con le vittorie sui Persiani, comincia ad acquisire il senso della propria superiorità culturale. In particolare la democrazia ateniese elaborò un’arte patriottica che esaltava lo stato con le statue dei Tirannicidi e con le pitture di Polignoto che illustravano i momenti salienti della storia di Atene. A coronare questo sforzo celebrativo c’era la gigantesca statua di Atena scolpita da Fidia e collocata nel Partenone, ornato a sua volta dai celebri fregi che costituiscono uno dei momenti più alti dell’arte figurativa di tutti i tempi. I modelli di aristocratico splendore cui gli ateniesi si ispiravano, dicono molto sul carattere della democrazia antica: non l’affermazione dell’ideologia di ceti inferiori, ma l’estensione dei valori aristocratici a tutti i cittadini che dimostravano di avere capacità e spirito di iniziativa. Inoltre nei santuari panellenici di Delfi e di Olimpia le città-stato della Grecia facevano a gara nell’ostentare le proprie capacità artistiche. La lotta fra le città, soprattutto fra Atene e Sparta, veniva combattuta anche con statue e monumenti che erano simboli del potere.

Verso la fine del V° secolo si intravede un cambiamento significativo dei soggetti iconografici: Afrodite e Dioniso cominciano a diventare le divinità più rappresentate. Questi dèi del piacere e dell’ebbrezza segnano una maggiore attenzione agli aspetti della vita privata, e quindi una maggiore determinazione delle caratteristiche individuali delle persone. Le statue degli atleti e degli eroi assumono sempre maggiore plasticità; i ritratti di uomini politici, poeti e filosofi, tendono ad acquisire specificità che mettono in luce i tratti salienti del carattere dei personaggi rappresentati. Sempre più numerosi, poi, sono i monumenti sepolcrali delle famiglie più facoltose. Il linguaggio formale degli artisti tende a cercare l’equilibrio delle forme e dei gesti, quasi a raffigurare le concezioni di Eraclito sull’essenza della natura: «gli opposti si combinano, dalla divergenza emerge l’armonia più bella, e tutto scaturisce nel contrasto». Si tende, quindi, a rappresentare un sistema di funzioni organiche.

A partire dall’epoca di Alessandro Magno si allargarono i confini del mondo conosciuto e si accentuò la mobilità sociale, di conseguenza i soggetti artistici si fecero più variegati, arrivando a raffigurare anche figure quotidiane e popolari. L’arte monumentale rappresentava i sovrani e i soggetti mitologici con effetti spettacolari e con dettagli realistici: il celebre gruppo del Laocoonte è un esempio tipico dell’arte di epoca ellenistica. Caratteristica importante dell’arte di questo periodo era anche la sua diffusione all’interno di abitazioni private, e non più solo negli spazi pubblici come era stato nelle epoche precedenti. A partire da quest’epoca comincia anche quella diffusa pratica della riproduzione di opere che continuerà per tutto il periodo dell’Impero Romano, grazie alla quale possiamo oggi conoscere molte immagini che altrimenti sarebbero andate perdute.

Naturalmente la produzione artistica dell’antica Grecia segna in modo decisivo tutta la storia occidentale: l’arte romana, com’è noto, si sviluppa sul solco di quella ellenica, e la splendida fioritura artistica del medioevo cristiano è palesemente ispirata alla concezione greca dell’arte come momento di identificazione comunitaria e di pubblica condivisione dell’esperienza artistica (si pensi all’incommensurabile distanza, su questo tema, di Ebraismo e Islam che proibiscono il culto delle immagini). Un tema, dunque, quello dell’arte greca, di cui non si rimarcherà mai abbastanza la persistenza attraverso il tempo.

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Tonio Hölscher, Il mondo dell’arte greca, Einaudi, Torino 2008, pp.168

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