Ivan Pozzoni, originale figura di guastatore poetico, si è già messo in luce con vari interventi mirati a un rinnovamento del mondo letterario e in particolare della poesia contemporanea che appare impantanata in una condizione di impotenza rispetto all’ambizione della parola di poter intervenire sulla realtà.
Il titolo dell’ultima raccolta di Pozzoni, Lo Stato Pontificio (2026),rimanda a una metafora storica che contestualizza il discorso nell’ambito di un auspicato nuovo “Risorgimento”: da una parte le caste clerico nobiliari dell’Ancien Régime, dall’altra le rivendicazioni di forze emergenti che aspirano ad aprire nuove visioni del mondo.
Leggendo il lavoro di Pozzoni, l’impressione è quella di un’opera di grande originalità in cui l’elemento che emerge maggiormente è un’ironia corrosiva che attacca la credibilità di un mondo letterario, e specialmente poetico, che sopravvive in cerchie chiuse di autori-autolettori che sostanzialmente non hanno pubblico, scrivono per se stessi e non riescono a parlare alla società contemporanea. Nel quadro generale di una grande povertà di idee e di stimoli, un’opera come Lo Stato Pontificio cerca di offrire una via d’uscita da questo desolante grigiore.
Pozzoni accenna anche al clima di conformismo generato dalla piaga purulenta della correttezza politica:
«Se scrivo froci e ricchioni mi bannano».
La metafora dello Stato Pontificio è in questo caso davvero congruente, visto che gli intellettuali oggi si caratterizzano per lo più come casta clericale che nasconde la sua mediocrità dietro una Santa Inquisizione che vigila solerte su pensieri, parole, opere e omissioni…
L’Ancien Régime letterario si è così costruito una potente blindatura per fronteggiare gli stili di pensiero che cercano di aprire le menti attraverso il confronto col mondo reale!
Ma lo “Stato Pontificio” di cui parla Pozzoni non è fatto solo di libertà vigilata delle coscienze, è anche lo stanco trascinarsi di un filone poetico lirico/elegiaco ormai estenuato e avulso da una realtà che diventa di giorno in giorno sempre più distopica e che delinea un orizzonte che si potrebbe definire, parafrasando Nietzsche, “disumano, troppo disumano”…
A fronte delle sfide antropologiche del nostro tempo la poesia sembra avere poco da dire, in parte per lo spirito radicalmente impoetico della società dei consumi, in parte per l’incapacità della classe intellettuale di cogliere la posta in gioco esistenziale del nostro tempo profondamente disorientato.
La scrittura di Pozzoni ha ormai caratteristiche ben definite: versi liberi lunghi dall’aspetto magmatico che tuttavia non rinunciano a una musicalità strutturata, con rime generalmente baciate o alternate, e occasionalmente anche con altri schemi. Il linguaggio è straordinariamente ricco e attinge a un lessico variegato che opera un saccheggio semantico in svariati territori. Si va dalle citazioni colte dei grandi classici ai gerghi tipici dei social, la scelta delle parole spazia dalla lingua quotidiana a numerosi inserti in inglese e in altre lingue straniere, fino ad arrivare a irriverenti incursioni nel vocabolario porno…
Il tutto è mescolato con richiami settoriali agli autori di poesia contemporanea e anche a editori, riviste, siti internet noti ai lettori di poesia, come Nazione Indiana, Le Parole e le Cose, Atelier…
Sempre grande è l’abilità di Pozzoni nei giochi di parole che danno ritmo al discorso poetico:
«La cirrosi empatica: sono anti-patico come un portellone anti-panico».
L’opera di Pozzoni presuppone lettori onnivori ed estremamente colti, che siano in grado di decodificare l’insieme dei riferimenti trasversali di cui è ricca la sua scrittura: il lettore si trova di fronte a dispositivi retorici che hanno effetti di sorprendente originalità. Pozzoni, che definisce la sua proposta poetica come “tardomodernismo”, porta i lettori verso una estetica della dissonanza che può essere feconda di sviluppi in uno scenario cimiteriale come quello della cultura contemporanea.
Quale può essere il senso delle Patrie Lettere nel XXI secolo ormai inoltrato? In effetti c’è da chiedersi che ruolo possa avere la letteratura se concepita secondo modalità che appaiono superate. Come lo stesso Pozzoni ha proposto in suoi precedenti interventi, sarebbe il caso di ripensare alle stesse modalità di fruizione del testo. La tradizionale diffusione con libri e riviste può essere opportunamente affiancata da iniziative che possono andare dall’utilizzo delle tecnologie digitali, alla performance, alla disseminazione di testi effettuata con varie modalità…
La Repubblica delle Lettere abbisogna di una ventata di aria nuova: questa raccolta di Pozzoni è un pamphlet abilmente confezionato, caratterizzato da un taglio dissacrante che fa l’effetto di un colpo di frusta su una società letteraria intorpidita da decenni di immobilismo.
AD MAIORA
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Ivan Pozzoni, Lo Stato Pontificio, Edizioni Divinafollia, 2026, p.58
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